Impianti pterigoidei: cosa sono, quando sono indicati e come si differenziano dagli impianti zigomatici

Quando si parla di riabilitazione dentale su pazienti con grave perdita ossea del mascellare superiore, si sente sempre più spesso citare due tecniche: gli impianti zigomatici e gli impianti pterigoidei. Vengono spesso nominati insieme, spesso confusi tra loro, e raramente spiegati con la chiarezza che meritano. Eppure si tratta di tecniche distinte, con anatomie diverse, indicazioni diverse e un utilizzo che è spesso complementare, non alternativo.

Questo articolo si concentra sugli impianti pterigoidei: cosa sono, dove vengono inseriti, in quali casi sono la scelta giusta, quali rischi comportano, a quanto ammontano i costi e in cosa differiscono concretamente dagli impianti zigomatici. Per chi deve affrontare una riabilitazione dell’arcata superiore con osso insufficiente, capire questa distinzione è il punto di partenza per valutare le proprie opzioni in modo informato.

Cosa sono gli impianti pterigoidei e dove vengono inseriti

Gli impianti pterigoidei sono impianti in titanio di lunghezza generalmente compresa tra 15 e 20 mm che vengono inseriti nella zona posteriore del mascellare superiore, dietro i molari, con un’angolazione obliqua di circa 45 gradi. Il loro ancoraggio non si trova nell’osso alveolare, che in questa zona è spesso completamente riassorbito o occupato dai seni mascellari espansi, ma nel processo pterigoideo dello sfenoide e nelle lamine ossee adiacenti, strutture anatomiche dense e resistenti che non si riassorbono con la perdita dei denti.

Il processo pterigoideo è una proiezione ossea dello sfenoide, uno degli otto ossi del cranio, situata nella parte posteriore del mascellare. Ha una densità ossea elevata, non subisce riassorbimento nel tempo e rimane disponibile come ancoraggio anche in pazienti con atrofia mascellare molto avanzata. È esattamente questa caratteristica che rende gli impianti pterigoidei una soluzione possibile nei casi più complessi.

Gli impianti pterigoidei si ancorano dove l’osso non si è mai riassorbito: il processo pterigoideo dello sfenoide. Anche in pazienti che hanno perso completamente l’osso alveolare posteriore, questa struttura rimane densa, stabile e disponibile per l’ancoraggio implantare.

L’intervento viene eseguito attraverso la bocca, senza incisioni esterne sul viso. La complessità anatomica della zona, in prossimità di strutture vascolari e nervose importanti, richiede una pianificazione digitale preoperatoria approfondita su TAC 3D e una competenza chirurgica avanzata in anatomia maxillo facciale.

Quando sono indicati gli impianti pterigoidei: i casi clinici specifici

Gli impianti pterigoidei non sono una soluzione universale per chi ha perso l’osso nell’arcata superiore. Hanno un’indicazione precisa: la riabilitazione dei settori posteriori del mascellare superiore in presenza di grave atrofia ossea localizzata in quella zona, dove i seni mascellari espansi rendono impossibile sia un impianto tradizionale che un rialzo del seno senza rischi elevati.

Sono particolarmente indicati quando il volume osseo nella zona tuberosità mascellare e processo pterigoideo è sufficiente per accogliere l’impianto nella sua lunghezza obliqua, quando il paziente vuole evitare le procedure di rigenerazione ossea con i relativi tempi di attesa, e quando è necessario fornire un supporto posteriore stabile per una protesi fissa completa dell’arcata superiore.

Nella maggior parte dei casi clinici, gli impianti pterigoidei vengono utilizzati in combinazione con impianti nella zona anteriore, generalmente due impianti standard o inclinati in regione premolare. Questa combinazione distribuisce i carichi masticatori in modo efficace lungo tutta l’arcata e permette una protesi fissa completa stabile e duratura. In alcuni casi vengono anche abbinati agli impianti zigomatici per le zone più anteriori del mascellare.

Impianti pterigoidei e impianti zigomatici: le differenze reali

La confusione tra queste due tecniche è comprensibile: entrambe risolvono il problema dell’osso insufficiente nell’arcata superiore, entrambe evitano gli innesti ossei, entrambe permettono in molti casi il carico immediato. Ma sono tecniche anatomicamente diverse, con indicazioni diverse e che spesso si completano a vicenda anziché escludersi.

Dove si ancorano

Gli impianti zigomatici si ancorano nell’osso zigomatico, ovvero lo zigomo, la struttura ossea del pomello del viso, situata lateralmente e superiormente rispetto all’arcata dentale. Gli impianti pterigoidei si ancorano nel processo pterigoideo dello sfenoide, una struttura ossea situata posteriormente, dietro la zona dei molari superiori. Sono due strutture anatomiche completamente diverse, in posizioni diverse, con accessi chirurgici diversi.

Quale zona dell’arcata supportano

Gli impianti zigomatici, per la loro posizione laterale, forniscono supporto principalmente alla zona anteriore e media dell’arcata superiore. Gli impianti pterigoidei, per la loro posizione posteriore, supportano specificamente la zona molare e premolare posteriore. In arcate con atrofia totale del mascellare, la combinazione dei due tipi garantisce il supporto completo all’intera arcata senza nessun innesto osseo.

Complessità anatomica e chirurgica

Entrambe le tecniche richiedono competenza chirurgica avanzata e una pianificazione digitale accurata. Gli impianti pterigoidei operano in una zona particolarmente densa di strutture anatomiche critiche: l’arteria mascellare interna, il nervo pterigoideo e le pareti del seno mascellare. La direzione obliqua dell’inserimento (fresa a 45 gradi dalla regione premolare verso il processo pterigoideo) deve essere pianificata con precisione millimetrica sulla TAC 3D per evitare le strutture anatomiche adiacenti.

Quando si usano insieme

In molti casi di grave atrofia totale del mascellare superiore, la soluzione più completa prevede l’uso combinato di impianti zigomatici per il supporto anteriore-laterale e impianti pterigoidei per il supporto posteriore. Questa combinazione permette di sostenere una protesi fissa completa con il massimo numero di punti di ancoraggio su osso nativo, senza alcun innesto, con possibilità di carico immediato.

Impianti pterigoidei rischi: cosa sapere prima dell’intervento

Ogni tecnica chirurgica avanzata ha i suoi rischi specifici, e gli impianti pterigoidei non fanno eccezione. Conoscerli non significa scoraggiarsi: significa poter valutare il rapporto rischio-beneficio con informazioni precise.

Il rischio più comune documentato nella letteratura è la sinusite mascellare post-operatoria, che si verifica quando l’inserimento dell’impianto determina una comunicazione con il seno mascellare adiacente. Nella maggior parte dei casi si risolve con terapia farmacologica. Nei casi più persistenti può richiedere un intervento di antrostomia per facilitare il drenaggio del seno. La casistica pubblicata riporta complicanze di questo tipo in meno del 10% dei casi.

Esiste un rischio teorico di lesione dell’arteria mascellare interna, ma la pianificazione digitale preoperatoria su TAC 3D, che permette di calcolare esattamente la traiettoria dell’impianto, rende questo rischio estremamente basso in mani esperte. Studi clinici con follow-up a lungo termine riportano tassi di sopravvivenza degli impianti pterigoidei tra il 95% e il 98,3%, paragonabili a quelli degli impianti zigomatici e superiori a molte procedure di innesto osseo.

La chiave per minimizzare i rischi degli impianti pterigoidei è la qualità della pianificazione preoperatoria. Un impianto pterigoideo inserito sulla base di una TAC 3D con progettazione digitale ha un profilo di rischio completamente diverso rispetto a uno inserito con una pianificazione approssimativa. La competenza del chirurgo e la tecnologia disponibile non sono fattori secondari: sono determinanti.

Impianti pterigoidei costo: cosa include e perché varia

Il costo degli impianti pterigoidei, come quello di tutte le tecniche implantologiche avanzate, riflette la complessità della pianificazione digitale, la competenza chirurgica specifica richiesta e i materiali utilizzati. Non è paragonabile a quello di un impianto tradizionale, né si dovrebbe cercare di farlo: sono tecniche con livelli di complessità molto diversi.

In Italia, un piano di trattamento che include impianti pterigoidei in combinazione con impianti anteriori per una riabilitazione completa dell’arcata superiore può costare tra 10.000 e 18.000 euro per arcata, a seconda del numero di impianti, dei materiali protesici scelti e della struttura. In Albania, con gli stessi materiali certificati CE, la stessa tecnologia digitale e standard clinici equivalenti, il costo può essere inferiore del 55-65% rispetto alle cliniche italiane di riferimento.

Il confronto economico più corretto è quello con il percorso alternativo: un piano che prevede innesti ossei prima degli impianti standard può richiedere due o tre interventi chirurgici, mesi di attesa e costi aggiuntivi che spesso superano quelli di una riabilitazione diretta con impianti pterigoidei e zigomatici. La scelta tra i due percorsi non è solo clinica: ha anche un impatto economico significativo che vale la pena considerare nella valutazione complessiva.

Carico immediato con impianti pterigoidei: denti fissi in 24-48 ore

Una delle domande più frequenti di chi valuta questa tecnica riguarda i tempi: quando si avranno i denti fissi? In molti casi è possibile il carico immediato, ovvero la consegna di una protesi fissa provvisoria entro 24-48 ore dall’intervento.

La condizione necessaria è che la stabilità primaria degli impianti, misurata durante l’inserimento con il torque di avvitamento, sia sufficiente a sopportare un carico protesico senza micro-movimenti che comprometterebbero l’osteointegrazione. Grazie alla densità ossea elevata del processo pterigoideo, questa condizione è soddisfatta nella maggior parte dei casi. La combinazione con impianti anteriori aggiunge punti di stabilità che rendono il carico immediato ancora più sicuro.

Quando il carico immediato è possibile, il paziente arriva a Tirana con grave atrofia e riparte pochi giorni dopo con una protesi fissa funzionale. La protesi definitiva, generalmente in zirconio monolitico, viene consegnata dopo il periodo di osteointegrazione completa, a distanza di 3-5 mesi.

Impianti pterigoidei a Tirana: il percorso con il Dr. Artdur Dema

La clinica Elite Dental di Tirana tratta regolarmente casi di grave atrofia mascellare che richiedono tecniche avanzate come gli impianti pterigoidei, spesso in combinazione con impianti zigomatici o impianti inclinati nella zona anteriore. Il Dr. Artdur Dema, formato in implantologia all’Università Tor Vergata di Roma e alla Columbia University di New York, ha sviluppato in vent’anni e oltre 20.000 impianti inseriti una competenza specifica nelle riabilitazioni complesse dell’arcata superiore atrofica.

La valutazione iniziale avviene a distanza: il paziente invia la TAC 3D (preferibile) o la panoramica dentale disponibile, e il team risponde in italiano entro 24 ore con una prima indicazione sulle tecniche applicabili al caso. Se la documentazione lo consente, viene già indicato se il caso richiede impianti pterigoidei, zigomatici, una combinazione dei due, o se esistono alternative meno invasive ugualmente efficaci per quel caso specifico.

La pianificazione digitale completa con ExoCad viene eseguita prima del viaggio a Tirana, in modo che al momento dell’intervento il piano chirurgico sia già definito nel dettaglio. Il trasferimento dall’aeroporto e la sistemazione in hotel convenzionato sono organizzati dalla clinica per il primo soggiorno. Ogni impianto è coperto da garanzia scritta. L’assistenza in italiano è garantita prima, durante e dopo il percorso.

Nessuno esce senza denti dalla clinica del Dr. Dema.

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