Impianti dentali a 70-80 anni: si può da anziani?

Sì, si possono fare impianti dentali a 70, 80 anni e oltre: non esiste un limite di età. A decidere non è l’anagrafe ma lo stato di salute generale, la qualità dell’osso, la salute delle gengive e i farmaci assunti. L’osteointegrazione, cioè la fusione tra titanio e osso, funziona anche in età avanzata. Molti pazienti over 70 arrivano da anni di dentiera e tornano a denti fissi con quattro o sei impianti per arcata.

L’età, da sola, non è una controindicazione

Nessun manuale di implantologia indica un’età massima per gli impianti dentali. Un paziente di 75 anni in buona salute ha probabilità di successo paragonabili a quelle di un cinquantenne, perché il meccanismo biologico su cui si regge l’impianto — l’osso che si fonde con il titanio — resta attivo per tutta la vita.

Quello che cambia con gli anni non è la capacità di guarire, ma la probabilità di avere qualche patologia cronica o di assumere farmaci che richiedono attenzione. È su quello che si concentra la valutazione, non sulla data di nascita.

Va detto anche il contrario di quanto si sente spesso: rinunciare per l’età è quasi sempre una scelta presa senza aver fatto una diagnosi.

Cosa si valuta prima di operare un paziente over 70

La visita per un paziente anziano è più accurata, ed è giusto che lo sia. Si guardano cinque cose:

  1. L’osso disponibile. Una TAC mostra quanto osso c’è e dove. Dopo molti anni di dentiera il riassorbimento è quasi sempre presente, ma raramente impedisce di procedere.
  2. La salute delle gengive. Una parodontite attiva va curata prima, altrimenti mette a rischio anche gli impianti nuovi.
  3. Le patologie croniche. Diabete, ipertensione, cardiopatie: non escludono l’intervento se sono compensate e seguite da un medico.
  4. I farmaci in corso. È il capitolo più delicato, e lo vediamo qui sotto.
  5. La capacità di mantenere l’igiene. Chi ha difficoltà manuali può aver bisogno di una soluzione più facile da pulire, e questo orienta la scelta della protesi.

Alla fine di questa valutazione, nella grande maggioranza dei casi la risposta è che si può fare. Cambia semmai la tecnica.

I farmaci che richiedono attenzione (e quelli che non la richiedono)

Il tema farmaci spaventa più di quanto dovrebbe, ma va affrontato con precisione.

Gli anticoagulanti e gli antiaggreganti — molto comuni dopo i 65 anni — non impediscono un impianto. La terapia si gestisce in accordo con il cardiologo o il medico curante, spesso senza sospenderla, adottando accorgimenti locali per il controllo del sanguinamento.

Diverso è il caso dei bifosfonati e degli altri farmaci per l’osteoporosi, come il denosumab. Assunti per bocca da anni, richiedono una valutazione attenta ma non escludono automaticamente l’intervento. Quando invece sono stati somministrati per via endovenosa in ambito oncologico, il rischio di osteonecrosi dei mascellari cambia il quadro in modo sostanziale ed è una delle poche situazioni in cui l’impianto è sconsigliato.

Il diabete conta se è scompensato: con un’emoglobina glicata sotto controllo, i risultati sono sovrapponibili a quelli dei pazienti non diabetici. Il fumo, infine, resta il fattore di rischio più sottovalutato a ogni età.

Per questo la prima cosa che chiediamo non è l’età, ma l’elenco completo dei farmaci assunti.

Dopo vent’anni di dentiera: il problema è l’osso, non l’anagrafe

Chi porta la protesi mobile da molto tempo arriva quasi sempre con un osso ridotto. La dentiera appoggia sulla gengiva e non stimola l’osso sottostante, che nel tempo si riassorbe: è la ragione per cui la protesi «balla» sempre di più con gli anni.

Questo non chiude la strada agli impianti. Le tecniche a pochi impianti inclinati, come All-on-4 e All-on-6, sono nate proprio per sfruttare le zone dove l’osso resta più denso, evitando in molti casi gli innesti. Le soluzioni disponibili quando l’osso è poco le trovi raccolte in impianti dentali senza osso, mentre il percorso completo per un’intera bocca è spiegato in si può rifare tutta la bocca su impianti.

Chi ha portato la dentiera per vent’anni è spesso il paziente che trae il beneficio più evidente: si passa da una protesi che si muove a masticare senza pensarci.

Quanto è impegnativo l’intervento a quell’età

Meno di quanto si immagini. L’inserimento degli impianti si esegue in anestesia locale, la stessa di un’estrazione, e dura in genere da una a due ore per arcata. Non serve anestesia generale, e per chi è particolarmente ansioso esiste la sedazione cosciente.

Il fastidio post-operatorio si concentra nelle prime 48-72 ore e si controlla con antidolorifici comuni. Il recupero, in un paziente anziano in buone condizioni, non è più lungo che in un paziente giovane.

Il carico immediato riduce ulteriormente il peso del percorso: dove le condizioni lo permettono, si esce con denti fissi provvisori già nei giorni successivi all’intervento, senza restare senza denti e senza moltiplicare i viaggi. Come funziona lo spieghiamo in carico immediato: denti fissi in pochi giorni.

Il costo di non fare nulla

C’è una parte del ragionamento che raramente qualcuno mette sul tavolo, e riguarda proprio i pazienti più avanti con l’età.

Masticare male non è un dettaglio estetico. Chi non ha denti stabili tende a eliminare carne, verdure crude e frutta, e a spostarsi su cibi morbidi e più poveri: è una delle vie con cui l’edentulia si lega a un peggioramento dello stato nutrizionale negli anziani. A questo si aggiunge la parte che i pazienti raccontano più spesso in studio: si evita di mangiare fuori, si parla di meno, si sorride di meno.

«L’errore che vedo più spesso non è operare un paziente di ottant’anni: è convincerlo che alla sua età non valga la pena», spiega il Dr. Artdur Dema, chirurgo implantologo, Elite Dental (Tirana, Albania). «Se una persona ha davanti dieci o quindici anni di vita, quegli anni li può passare masticando. La domanda giusta non è “quanti anni ho”, ma “come sto e cosa mi serve”.»

Domande frequenti

Esiste un’età massima per gli impianti dentali? No. Non c’è un limite anagrafico: contano le condizioni di salute generali, la qualità dell’osso e i farmaci assunti. Si operano regolarmente pazienti di 75, 80 e più anni.

Gli impianti si integrano bene anche negli anziani? Sì. L’osteointegrazione funziona a ogni età. I tassi di successo negli over 70 in buona salute sono paragonabili a quelli delle fasce più giovani.

Posso fare impianti se prendo anticoagulanti? Nella maggior parte dei casi sì, gestendo la terapia in accordo con il medico curante. Spesso non serve nemmeno sospenderla.

E se prendo farmaci per l’osteoporosi? Dipende dal farmaco e dalla via di somministrazione. I bifosfonati per bocca richiedono attenzione ma non escludono l’impianto; quelli endovenosi in ambito oncologico sì. Va sempre dichiarato in anamnesi.

Ho poco osso perché porto la dentiera da anni: posso ancora farli? Nella maggior parte dei casi sì, con tecniche che usano pochi impianti inclinati e spesso evitano l’innesto. Solo una TAC può confermarlo.

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A cura del Dr. Artdur Dema, chirurgo implantologo. Contenuto divulgativo, non sostituisce una visita.

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