Quando NON si può fare un impianto dentale?

In breve. Le situazioni in cui un impianto dentale è davvero escluso sono poche: radioterapia recente ad alte dosi sui mascellari, terapia con bifosfonati endovena in ambito oncologico, gravi malattie sistemiche non compensate e ossa ancora in crescita nei giovanissimi. Tutto il resto — poco osso, diabete, parodontite, fumo, età avanzata — rientra tra le controindicazioni relative: rallenta il percorso o richiede una preparazione, ma non lo chiude.

Le controindicazioni assolute sono poche

Un impianto dentale viene sconsigliato in senso stretto in un numero limitato di situazioni, quasi tutte legate alla capacità dell’osso di guarire o a un rischio operatorio elevato:

  • Radioterapia recente ad alte dosi sul distretto testa-collo. L’osso irradiato ha una vascolarizzazione ridotta e un rischio significativo di osteoradionecrosi. Serve una valutazione congiunta con l’oncologo e, in molti casi, un intervallo di anni.
  • Terapia con bifosfonati o denosumab per via endovenosa in ambito oncologico. È la condizione con il rischio più alto di osteonecrosi dei mascellari. Diverso il caso dei bifosfonati assunti per bocca per osteoporosi, che richiedono attenzione ma non escludono l’intervento.
  • Chemioterapia in corso o immunodepressione grave. La chirurgia si rimanda a una fase di stabilità clinica.
  • Malattie sistemiche non compensate: cardiopatie gravi instabili, infarto o ictus recenti, coagulopatie non controllate, diabete fortemente scompensato.
  • Crescita ossea non completata. Nei ragazzi l’impianto va rimandato a fine sviluppo, in genere dopo i 18 anni, perché l’osso continua a modificarsi mentre l’impianto resta fermo.

Fuori da questo elenco, quasi tutto è affrontabile.

Le controindicazioni relative: rallentano, non escludono

Sono la maggioranza dei casi che arrivano in studio, e vanno gestite prima o durante il percorso.

La parodontite attiva è la più comune. Non impedisce l’impianto, ma va curata prima: inserire un impianto in una bocca con infezione parodontale in corso significa esporlo a un rischio molto più alto di perimplantite. Il percorso completo è descritto in impianti con la piorrea.

Il diabete conta solo se scompensato. Con emoglobina glicata sotto controllo, i risultati sono sovrapponibili a quelli dei pazienti non diabetici.

Il fumo riduce la vascolarizzazione dei tessuti e aumenta il rischio di fallimento, in modo proporzionale al numero di sigarette. Non è una barriera assoluta, ma è il fattore modificabile con l’impatto maggiore.

Il bruxismo non impedisce nulla, però impone una progettazione più robusta e un bite notturno.

L’igiene orale inadeguata è forse la controindicazione più sottovalutata: un impianto in una bocca che non viene pulita è un investimento a termine.

Cosa NON è una controindicazione

Molte persone rinunciano per motivi che, clinicamente, non reggono. Vale la pena smontarli uno per uno.

L’età avanzata. Non esiste un limite anagrafico: si operano regolarmente pazienti di 75 e 80 anni. Il tema è la salute generale, non la data di nascita, come spiegato in impianti dentali a 70-80 anni.

Il poco osso. È il motivo di rifiuto più frequente e il meno fondato. Impianti inclinati, tecniche che sfruttano zone ossee alternative e, dove serve, rigenerazione mirata risolvono la grande maggioranza dei casi: la panoramica è in impianti dentali senza osso.

Aver portato la dentiera per anni. Il riassorbimento c’è, ma orienta la tecnica, non la esclude.

Aver perso un dente molto tempo fa. Anche a distanza di vent’anni si può inserire un impianto, valutando l’osso residuo.

L’ipertensione o il colesterolo alto, se in terapia e sotto controllo.

Cosa succede se si opera comunque

Ignorare una controindicazione non porta a un problema immediato: porta a un problema tardivo, ed è questo che rende la scorciatoia pericolosa.

Il fallimento precoce avviene entro i primi mesi: l’impianto non si integra e va rimosso. È spiacevole ma recuperabile, spesso con un nuovo inserimento dopo la guarigione.

Il fallimento tardivo arriva anni dopo, quasi sempre per perimplantite. L’osso attorno all’impianto si riassorbe progressivamente e, quando il processo è avanzato, la perdita dell’impianto porta con sé anche parte dell’osso che sarebbe servito per rifare il lavoro.

Nei casi legati ai farmaci per l’osso, la complicanza temuta è l’osteonecrosi dei mascellari: una condizione difficile da trattare, che si previene solo con un’anamnesi accurata.

Come si accerta se si può procedere

La valutazione è sempre la stessa e non richiede molto tempo.

Serve una TAC per misurare osso disponibile, densità e rapporti con seno mascellare e nervo alveolare. Serve un’anamnesi completa, con l’elenco esatto dei farmaci assunti, comprese le terapie per l’osteoporosi anche se interrotte da tempo. Serve una valutazione parodontale dei denti residui e, in presenza di patologie croniche, esami del sangue recenti e talvolta un confronto diretto con il medico curante.

«La domanda che sento più spesso è “posso farli?”, e nella grande maggioranza dei casi la risposta è sì», spiega il Dr. Artdur Dema, chirurgo implantologo, Elite Dental (Tirana, Albania). «Le vere controindicazioni assolute sono rare. Molto più spesso il problema non è se si può, ma cosa va sistemato prima: una parodontite da curare, un diabete da compensare, un’igiene da correggere.»

Domande frequenti

Quali sono le controindicazioni assolute agli impianti dentali? Radioterapia recente ad alte dosi sui mascellari, bifosfonati o denosumab endovena in ambito oncologico, chemioterapia in corso, immunodepressione grave, malattie sistemiche non compensate e crescita ossea non completata nei minori.

Il poco osso impedisce l’impianto? No, nella maggior parte dei casi. Esistono tecniche che sfruttano l’osso residuo o zone alternative, spesso senza innesto. Solo una TAC può dare la risposta definitiva.

Si possono fare impianti con il diabete? Sì, se il diabete è compensato. Con emoglobina glicata sotto controllo i tassi di successo sono paragonabili a quelli dei pazienti non diabetici.

Chi fuma può mettere impianti? Sì, ma con un rischio di fallimento più alto, proporzionale al numero di sigarette. Ridurre o sospendere il fumo nelle settimane attorno all’intervento migliora sensibilmente le probabilità.

Con la parodontite si possono fare impianti? Sì, dopo aver curato la parodontite e stabilizzato le gengive. Operare con un’infezione attiva espone l’impianto a un rischio elevato di perimplantite.

Esiste un’età massima per gli impianti? No. Contano le condizioni generali di salute e i farmaci assunti, non l’età anagrafica.

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A cura del Dr. Artdur Dema, chirurgo implantologo. Contenuto divulgativo, non sostituisce una visita.

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